il significato di sopravvivere

Il mio grosso problema, come mi ha detto qualcuno, è che non riconosco l’autorità e Istituzione alcuna.

L’interesse di ciascuno per questa o quell’altra cosa mi sembra spinto, prima di tutto, dall’interesse personale. Questa grande ipocrisia che sprona la volontà di potenza dell’uomo spinge ad ambire a qualcosa per i vantaggi personali e sociali che ne derivano.

Non riesco a fare alcun sacrificio per questi benefici perché per me non hanno alcun valore. Anzi, più grande è il sacrificio (e il vantaggio) e più mi appare tutto inutile e insignificante, almeno nel cogliere il senso della vita.

Un tempo non lontano avevo dimenticato tutto questo e trovavo significato nell’amore quotidiano e nelle piccole cose, come ci ha ricordato il Pascoli, ma ho fallito.

Adesso non mi riconosco in nulla se non in me stesso. Non mi interessa appartenere a qualcosa con cui difendermi dal resto. Tutto questo non è abbastanza, non è mai troppo. Addirittura, è troppo semplice da raggiungere.

Questo o quest’altro Ente, la produzione di energia elettrica, le gestione di una multinazionale, perfino l’arte la scienza e la letteratura mi appaiono come un grande videogioco, un passatempo, con cui riempire un vuoto che deve rimanere tale.

Io sto cercando un’ideale universale per cui sacrificare tutto. Come quello di un monaco tibetano che decide di darsi fuoco e rinunciare alla propria vita per qualcosa che ritiene avere un valore più grande. Purtroppo, non sono nato in Tibet e non posso emularmi per una causa che non mi appartiene fino in fondo.

Se non troverò nulla a cui sacrificare la vita, continuerò ad ambire all’attenuamento del freddo, del caldo, del sonno, della fame, della sete, del dolore e del piacere. E qui sta il punto. Incomprensibile, da fuori.

Non riesco in altro se non sopravvivere perché fondamentalmente non desidero di più. Terzani la chiamava rivoluzione interiore, la vera rivoluzione. Per me “il di più” è la proiezione di me in qualcosa che mi dia forma nella società.

Una forma che vada bene agli altri, che sia riconoscibile e spiegabile, che non infastidisca, che mi spinga sempre più in alto secondo gli usi e riti del riconoscimento sociale. Una forma che non sono e a cui non ambisco.

Forse è per questo che mi è così difficile vivere, anziché sopravvivere, in questo mondo.

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3 thoughts on “il significato di sopravvivere

  1. Roberta ha detto:

    Conosco bene questa sensazione, il sopravvivere, tuttavia credo che noi possiamo essere piu’ forti. possiamo, con difficolta’, trovare il modo di vivere.
    Ogni volta mi torna in mente una frase che ho sentito dire a molte persone care. Eccola, magari torna utile!
    “Alla fine cio’ che conta non e’ tanto cio’ che siamo ma quante persone abbiamo davvero amato” (il concetto e’ questo poi ciascuno l’ha detta a suo modo).
    nota: “quante persone abbiamo amato” e non, quante persone ci hanno amato.
    Questa simmetria tra l’essere e l’amore (in senso lato chiaramente) potrebbe sembrare un’identita’ banale ma, a mio avviso, e’ meno scontata di quantociascuno di noi possa immaginare.

    un abbraccio

  2. Silver Silvan ha detto:

    Capisco non volersi “emulare” sull’altare di una qualsivoglia istituzione o autorità, ma un’occhiatina al vocabolario, ogni tanto, non guasterebbe.

  3. australopiteko ha detto:

    Grazie per la segnalazione! Volevo dire “immolare”.

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