figlio di una selezione avversa

E’ il titolo del libro che avrei voluto scrivere ma che ancora non ha visto la luce. Ed è uno dei tanti titoli a cui ho pensato mentre studiavo sui banchi dell’Università. Non ho mai pensato al contenuto del testo, che avrei voluto sorgesse spontaneo. Solo recentemente ho provato a buttar giù una trama, dei personaggi, qualcosa di più strutturato.

Non ricordo a menadito il concetto di selezione avversa, ma ne sono rimasto affascinato perché in due semplici parole, sembra rispecchiare il quadro contemporaneo. Nella specie umana, avviene l’opposto di quello che abbiamo sintetizzato per la selezione naturale darwiniana: sempre più bidoni, in una spirale verso il basso che sembra non aver fine. Mi diverte poter utilizzare espressioni economiche, a volte così rigide, come aggettivi da accostare a significati confusi, vaghi e poco chiari, ma così essenziali e sublimi dal mio punto di vista. Chi sono i figli di una selezione avversa? Perché sono diventati tali? Che speranze hanno? E’ l’etichetta che voglio mettere alla mia generazione.

PS: da qualche giorno ho finito il libro di Chatwin, centellinando pagina per pagina e riga per riga. Bello. Migrazioni, viaggi, uomini, idee e fesserie. Un po’ di tutto racchiuso in un testo. Adesso non mi resta che Indignazione di Roth e poi dovrò, sigh, passare a letture più english. Mi torna in mente l’intervista ad un attore e regista italiano, che parlando della madre in fin di vita, racconta del pentimento per le troppe letture a sacrifico del tempo da dedicare agli altri, del troppo Rifkin (che non ho mai letto). Non penso che un giorno mi pentirò della letteratura, del troppo Roth, Coe, Tondelli, Poe. Forse mi stancherò delle idee degli uomini, perché come cantano gli Articolo 31 “ho il dubbio che la mia generazione muova una rivoluzione immaginaria”, e non solo la mia, ma anche quella precedente, di cui si lamentava una signora sconosciuta in fin di vita. Una mia amica domandava: a che pro?

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