la preghiera

“Ave Maria piena di grazia il Signore è con te tu sei benedetta tra le donne e benedetto è il frutto del seno tuo Gesù Santa Maria madre di Dio prega per noi peccatori adesso nell’ora della nostra morte Amen”.

Quanto si risvegliò nella stanza in penombra la prima cosa che udì fu questa litania, più volte ripetuta, che s’interpose tra il sonno e il risveglio, tra il sogno e la realtà. Le tapparelle abbassate facevano filtrare poca luce nella stanza da letto disadorna ma sontuosa. Così era casa di sua nonna. Pochi mobili ma massicci, vecchi e polverosi, “mobili di una volta, ben fatti” soleva dire, che avevano accompagnato tutta la vita dei suoi parenti, parte di quella dei suoi genitori nonché della sua. Faceva caldo. Dalla finestra chiusa passava un filo d’aria bollente, che faceva presagire una temperatura ancora più alta fuori da quella stanza. Intanto nella stanza affianco dovevano essere arrivate le prefiche che intonavano la veglia per la defunta, probabilmente anche conoscenti e amiche. A sentirle pregare in quel modo gli venne in mente che, molto probabilmente, la prossima su quel letto di morte sarebbe stata una di loro, e loro questo lo sapevano, ma non importava.

La masseria della sua famiglia di origine si trovava in una delle zone più isolate del Paese. Era un vecchio rudere ormai, in una terra arida e inospitale, ma rigogliosa un tempo, in cui l’inverno era secco e rigido e l’estate era torrida e afosa. In quel posto di piante crescevano poche e animali si vedevano di rado. Tuttavia i suoi antenati, quasi in un impeto di coraggio o mossi dallo spirito di sacrificio perpetuo tanto caro alla tradizione cristiana, decisero di stabilirsi lì e furono in grado di sopravvivere per molto tempo.

Lui, da giovane, dopo che i genitori si erano trasferiti in un paesino poco distante, aveva deciso di attraversare tutto lo Stato fino alla città più popolosa del Paese. Non era più tornato nel paesino dei suoi parenti, e non aveva più rivisto sua nonna viva. Alla notizia della sua scomparsa, preso di sopravvento dai suoi ricordi d’infanzia, in un miscuglio con le domande che la sua nuova vita gli stava sottoponendo, aveva deciso di tornare in quella che non aveva mai definito casa. Quel posto inadatto a vivere, dove un uomo con un minimo di sale in zucca non avrebbe mai deciso di stanziarsi, pensava. Il viaggio di rientro era stato lungo e faticoso, reso ancora più complicato dal suo stato di salute cagionevole prima della partenza. Per distrarsi durante il tragitto aveva portato con sé il libro onirico e visionario di uno scrittore giapponese molto in voga in quel momento, ma fin dall’inizio si rese conto che non era stata una buona idea. Il suo stato d’animo irrequieto rispecchiava quello del protagonista, un giovane sospinto dalle vicende della vita in una metropoli orientale, alla ricerca di un senso dell’esistenza ripercorrendo a ritroso le tappe del suo passato, fino a quello che poteva essere considerata l’origine di tutti i suoi problemi. E anche se non voleva ammetterlo a se stesso, quello che lo aveva spinto ad assentarsi da lavoro per un  po’, ad allontanarsi dalla città in cui una volta giunto non era più riuscito ad andarsene – tanto che se ne sentiva attratto e nauseato allo stesso tempo – era la stessa ragione del suo attuale alter ego cartaceo, fantomatico e irreale.

La sua vita in città era piatta e priva di stimoli per Lui interessanti. Gli uomini, in un posto come quello, gli sembravano tutti uguali, “come formiche”, pensava. La costrizione di vivere tutti vicini, assiepati, un tempo voluta, gli aveva resi aridi e inospitali, scostanti con il prossimo e propensi a non avere fiducia degli sconosciuti, indifferenti alle sciagure altrui. Inizialmente la sua esperienza era risultata positiva ed interessante, ma mano a mano si era formata una gabbia invisibile intorno a Lui ed intorno a loro, che da dorata stava per giunta diventando sempre più tetra ed incolore.

La notizia della morte di sua nonna non lo colse di sorpresa. L’aspettava. Si ricordava di quella figura materna e paterna allo stesso tempo, severa prima che con gli altri con se stessa, schiva e riservata tanto quanto piena di spirito nobile, monolitica. Lui si sentiva come Lei, e questo lo faceva stare male e soffrire perché più non voleva esserlo e più si comportava alla sua maniera, diversa rispetto alle persone con cui condivideva il suo spazio vitale nella sua nuova vita, bloccato in tempo che ormai era lontano, perduto, introvabile. Dalla sua partenza, quando era ancora giovane, il suo spirito non era stato contaminato, ma viveva quotidianamente una lotta interiore tra i piaceri fugaci ed estemporanei che aveva assaporato in città ed il sacrificio di una vita solitaria e temeraria, di cui, se non in prima persona ma almeno per riflesso, aveva imparato non solo le sofferenze ma anche la serenità duratura e le gioie che essa comportava. Erano bastati pochi anni, prima della maggiore età, trascorsi nella masseria di famiglia, per forgiare il suo essere come le pietre della sua terra, inscalfibili ed immutabili.

Durante il tragitto del viaggio di ritorno, come il protagonista del suo ultimo libro, riaffioravano alla sua mente il ricordo di sua nonna, che era stata la sua insegnante e la sua tutrice, mentre i suoi genitori lavoravano alacremente nel paesino vicino. Lei era stata sempre distante e vicina allo stesso tempo, inflessibile e comprensiva a seconda dei casi. Ed ora era lì, distesa nella stanza affianco, la più grande della casa, dove erano stati concepiti i suoi genitori, dove aveva dormito per oltre ottanta anni sua nonna, tutte le sere in cui il sole era tramontato e risorto su questa terra, fino all’ultima alba della sua vita, e dove aveva dormito anche Lui, costretto a fargli compagnia quando i suoi genitori non rincasavano per lavoro.

Quando arrivò alla masseria il suo malanno era all’apice. Aveva salutato sbrigativamente suo padre e sua madre, due persone quasi inesistenti nella sua vita terrena se non per il solo pensiero di essere sangue dello stesso sangue, anch’essi sopraffatti da quella che era stata la figura di sua nonna. Dopo aver scambiato qualche bacio con altri parenti e qualche conoscente della zona, si era disteso nella stanza contigua, con la testa pesante, le occhiaie e lo sguardo assente, dove si era risvegliato… “Ave Maria piena di grazia il Signore è con te tu sei benedetta tra le donne e benedetto è il frutto del seno tuo Gesù Santa Maria madre di Dio prega per noi peccatori adesso nell’ora della nostra morte Amen”.

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