Livello 2.0

Sydney è troppo bella stanotte per farsi sopraffare dalla pigrizia e non scrivere questo posto dopo molti giorni di silenzio. Abbarbicato sul mio letto a castello che sembra quasi di stare in una nave pronta a salpare, scorgo una striscia di mare illuminata, la cattedrale, alcuni uffici con le luci ancora accese nel grattacielo di fronte. E’ una veduta che mi affascina, è così vivida ma immersa nel silenzio, tanto che mi sembra di essere l’unica persona sveglia in questo momento, in un posto in cui vivono milioni di persone. Sicuramente sono l’unica persona sveglia della casa.

Stanno per cambiare un sacco di cose. Il gioco diventa sempre più difficile. Cambieranno i sistemi di sicurezza nel giro di due settimane, ed entrare nel grattacielo sarà ancora più dura. Le nostre chiavi, che già non potevamo usare per la hall, non serviranno più nemmeno per l’ascensore, e la soluzione che ci ha proposto la thailandese è quella di salire con la prima persona che capita, andare allo stesso piano e poi – se non si è fortunati (perché francamente per beccare qualcuno che va proprio al 28esimo piano, su 35, c’è bisogno di culo) – farsi i restanti a piedi. Ti può andare bene, allora vorrà dire che ti devi fare qualche piano a scendere dalla scalda antincendio, ti può andare benino, cioè devi farti qualche piano a salire, sempre dalla stessa scala, oppure ti può andare male, se il tipo con cui sei salito ti molla al sesto piano: in questo caso o decidi di farti gli altri piani a piedi o, una volta sceso, chiami di nuovo l’ascensore, sperando di trovare qualcuno che salga più su, rischiando di incappare nella security. Ho pensato solo ora che può andarti ancora peggio, e cioè beccare qualcuno disperato quanto te, che non ha la chiave dell’ascensore e si aspetta che lo porti su. In questo caso, caro mio, si parte dal piano terra e sono tutti e 28. Non può certo star lì ad aspettare, proprio di fronte alla reception. Sarà una grande prova d’attore – e di sopravvivenza. La thailandese, come sempre, dice di non preoccuparsi più di tanto, tra qualche mese, massimo due (ed io mi chiedo: poi perché proprio due, non di meno e non di più?) i cinesi avranno inventato il modo di copiare le chiavi, di raggirare anche questo nuovo sistema di sicurezza. E noi continueremo a vivere come vogliamo, alla faccia della security, dell’owner, del nuovo sistema di sicurezza. Fino a quel momento, una chiave in due, non c’è altra scelta.

C’è una nuova voce che mi ronza per la testa che porta lontano, lontano da qui. Lontano dall’offerta di un internship che l’ennesima cosa che mi riporta al passato prossimo, che è fatto di elemosina, speranze e aspettative tradite. Il pigiama che indosso stanotte profuma di casa e mi rincuora, era a casa cinque giorni fa. Oltre a questo ho capito che c’è sempre qualcosa di casa che non si vede, che ho sempre dietro e che forse nessuno potrà mai avere: è qualcosa che proteggo dentro di me.

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