Godersi il presente

Dopo l’ennesimo messaggio di una mia amica che ha toccato l’argomento, oggi voglio porre l’attenzione su un problema che mi sta a cuore, un nervo scoperto che è ancora teso e che mi esporrà di prima persona ad eventuali (e pensati) critiche, che almeno spero mi permettano di capire dove sta la fallacia nel mio ragionamento.

Dopo quattro mesi a Sydney sono stato chiamato a fare un colloquio da Pirelli Australia, per un internship di sei mesi. Non importa quale fosse la funzione, non è una notizia rilevante. Quello che importa e che forse mi diranno tutti, è che era un internship, quindi sapevo fin dal principio a cosa andavo incontro. E’ sottopagato (e non trovo altro aggettivo per descriverlo meglio) e non ci sono molte prospettive di rimanere oltre i sei mesi (almeno in questo caso, non essendo cittadino australiano, ma come in tanti altri casi in Italia, vista la situazione di incertezza che aleggia). Dunque significava andare incontro ad un sacrificio fisico ed economico per sei mesi senza nessuna prospettiva. Ormai sembra che darti delle prospettive significhi trasformarti in un impiegato che non ha voglia di fare un tubo al lavoro perché gli viene fornita qualche certezza in più sul futuro: mi dispiace deludere chi ragiona in questo modo, ma non tutti si comportano così.

Le Risorse Umane (altro argomento che meriterebbe un post a parte) hanno fatto una selezione, presumo. Hanno intervistato 10-15 persone (magari anche un po’ di più), per capire quale fosse la più adatta. Hanno scelto me, mi hanno chiamato, e mi hanno fatto la loro proposta: 1.000 dollari al mese. Sono come 600 euro a Milano, con cui non riesci a mantenerti nemmeno qui, almeno se il tuo scopo è mantenerti con le tue forze. Che senso ha fare una selezione, se poi si deve passare al second best, al third best, o al primo candidato che accetti una proposta del genere? Magari anche io, nella mia ingenuità, ero già il third best perché gli altri due ovviamente avevano già rifiutato. Tanto valeva mettere un’annuncio con su scritto “Cercasi stagista per internship di 6 mesi disposto a lavorare per 1.000 dollari al mese”. Non ci sarebbe stata la necessità di selezionare, ne tanto meno di perdere tempo con colloqui, screening dei cv, ecc. Nell’annuncio si poteva aggiungere “società prestigiosa”, sarebbe stato più appealing. Si sarebbero presentati in tanti, sicuramente tutti quelli che possono farsi mantenere da qualcun’altro. Non c’era bisogno di fare nessuna costosa, specifica e mirata ricerca. In maniera rapida ed efficace, si sarebbe scelto il primo che a candidarsi che avrebbe accettato quelle condizioni. Vediamo se avrebbe lavorato con volontà e con cervello: forse non importava poi così tanto, visto che il costo che è stato deciso per quella “risorsa umana” non era poi così rilevante. Valeva la pena prendere il primo passante (ancora più cheap) e tenerlo lì per un po’, ed anche se non aveva molta voglia di lavorare, si presume che qualcosa avrebbe pur fatto in quei sei mesi (si spera sempre non troppi danni, ma sicuramente nulla di irreparabile).

Così si sceglie di barattare il salario con il prestigio che può significare (per alcuni) lavorare per Tizio, Caio o Sempronio, con la speranza, sempre più labile, che ci sia qualche specie di ritorno per il futuro. Ho pensato che forse l’offerta è stata così bassa perché quel tipo di lavoro da svolgere potrebbe farlo chiunque. Eppure c’è sempre qualcosa che mi sfugge, come il fatto che la Pirelli & C. S.p.A. (che presumo abbia il controllo della succursale australiana) è un’azienda che ha registrato, nel 2011, oltre 440 milioni di utili netti, ma senza avere soldi a sufficienza per pagare una “risorsa”, sempre se è quello che cercano veramente.

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2 thoughts on “Godersi il presente

  1. gattolibero ha detto:

    il tuo blog è bellissimo. Scrivi molto bene, ho letto tutti gli articoli da febbraio ad oggi con piacere. Sui giornali italiani vorrei trovare una rubrica con i tuoi racconti e non quell’immondizia scritta da giornalisti immanicati. In bocca al lupo per tutto!

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