La mistificazione del reale

Mi è capitato, tante volte, di non condividere quello che ci veniva insegnato all’Università. Quello che viene impartito nelle lezioni di Economia non è come la legge di gravità, per cui non c’è uomo od oggetto che ne sfugga e che, fino ad ora, sia riuscito a provare il contrario (a meno di non trovarsi sulla Luna o su un altro pianeta). Eppure quello che ci viene insegnato assume sempre più spesso le sembianze di un dogma.

Ma la cosa più inquietante non era tanto chi, a modo suo, perpetuava un sistema attraverso un insegnamento assiomatico più che altro rivolto allo scopo comprensibile, ma non di certo nobile, di mantenere in essere il suo prestigio e la sua posizione sociale, quanto piuttosto chi mi sedeva a fianco e non cercava minimamente di leggere e vedere in maniera critica quello che gli veniva impartito come fosse quasi una fede.

Anziché cercare di capire quello che non è ancora chiaro (e non c’è disciplina come l’Economia che ne abbia un disperato bisogno, tanto più al giorno d’oggi), il senso ultimo di quello che ci veniva insegnato era semplicemente trarne vantaggio (una volta finita l’Università) per trovare lavoro. Senza mettere in discussione nulla. Alimentando ove possibile un sistema di aggiustamento dei risultati cosiddetti scientifici al fine di non contraddire quello che l’insegnamento economico in linea di massima impone.

Questa è stata forse la cosa più sbalorditiva. Vedere menti a mio avviso geniali, o potenzialmente tali, che non si facevano il minimo scrupolo nel far quadrare i conti, perché quello che contava non era tanto cercare di rappresentare la realtà in maniera più verosimile, quanto ottenere i risultati sperati. L’obiettivo era fare la tesi con questo piuttosto che con quel docente, su questo argomento di moda piuttosto che sull’altro stimolante ma poco utile per trovare lavoro. Io ho certamente attribuito al mio lavoro finale un significato maggiore, forse anche troppo. Ma mi stupivo di come lo scopo ultimo non fosse tanto la ricerca della verità, a volte così diversa da quella che ci viene proposta, quanto la prospettiva di un affermazione economica e sociale.

Per arrivare chissà dove e poi per fare cosa? I problemi che vedo intorno a me sono molti, tangibili e reali, tanto che a volte basterebbe poco per risolverli. Il grande problema della nostra epoca è che siamo, in  minima parte, tutti conniventi, complici e coscienti di un sistema che non funziona, ma essendo chiamati in causa in prima persona, non facciamo nulla perché le cose cambino, in quando intaccherebbe anche la nostra piccola vita e  i nostri privilegi e dopo tutto è più comodo continuare a lamentarsi ogni tanto senza agire che cominciare a vedere le cose per quello che sono e cambiare.

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