Il mondo alla rovescia

Mi stupisco sempre piu’ spesso delle persone che in qualche modo frequento o vivono intorno a me in questo momento. Hanno delle nazionalita’ con cui dire che siamo razzisti in Italia e’ un eufemismo. Eppure vogliono comprare quello che compriamo noi, vogliono vestirsi come ci vestiamo noi, vogliono mangiare quello che mangiano noi, vogliono vivere “all’occidentale”: in pratica vogliono vivere la nostra vita, e per farlo hanno molta piu’ determinazione di quanta a noi ci siamo rimasta.

Mentre in Europa stiamo li’ a predicare il ritorno ad una vita piu’ semplice e ad una armonia con la natura (ben inteso che sia per gli altri ma non per noi), prendendo come modello Paesi che chiamiamo del secondo o del terzo mondo, non ci siamo accorti che sono proprio le popolazioni di questi luoghi che non vogliono fare assolutamente questo tipo di vita ma piuttosto tutt’altra: forse e’ troppo tardi per tornare indietro. Ed in fin dei conti non lo vogliamo neanche noi e come si suol dire siamo bravi a predicare bene e razzolare male. Forse per le varie teorie della descrescita e’ troppo tardi. O meglio, possono riguardare solo noi stessi perche’ gli altri vogliono crescere, crescere e ancora crescere. E’ arrivato il loro turno mentre noi stiamo alla finestra a guardarli come se il paesaggio la’ fuori sia sempre lo stesso. E’ possibile che siamo diventati cosi’ ciechi? Cosa dovra’ succedere per cambiare veramente?

“Ci hanno cresciuti sazi, e finche’ non avremmo di nuovo appetito, o per dirla in maniera brutale, fame, non cambiera’ nulla”. Penso a chi resta in Italia, a 300 euro al mese, e lo comparo al mio conquilino thailandese (e non che la Thailandia sia proprio dietro l’angolo), con cui condivido la stanza, che quando mi ha detto che e’ stato a Venezia e a Genova io gli ho chiesto: “Ah si, in vacanza?”. “No”, mi ha risposto, “lavoraro sulle navi da crociera, ci ho lavorato per un po’ quando avevo 21 anni”. Ed e’ da 4 anni in Australia, ed avra’ solo 25 anni, ma lavora da quando ne ha 17. Ho l’impressione che queste persone hanno molta piu’ voglia di fare di noi. E ci mangeranno con tutti i panni addosso. E se c’e’ qualcuno che dobbiamo incolpare per questo, non sono loro, ma in primis siamo noi stessi, e subito dopo i nostri padri, che non ci hanno trasmesso il valore ed il significato della rinuncia e del sacrificio, che molto probabilmente avevano provato sulla propria pelle.

Nel frattempo, a me e’ tornato un po’ di appetito. Da martedi’ si rischia e si cambia. New place to stay, new place to work.

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