La cicala non può fare sempre affidamento sulla formica

Io non vedo lo sviluppo. Girando per la periferia di Milano come in quella di Napoli, non vedo lo sviluppo. Come abbiamo pensato di poterci sviluppare in quella maniera? Cosa intendiamo per sviluppo? Vivendo a Londra non ho visto sviluppo (e integrazione): i bianchi stanno coi bianchi, i pakistani stanno coi pakistani, gli asiatici stanno tra di loro. Ho visto solo tanta miseria e difficoltà ad andare avanti. E’ veramente questo che volevamo creare? Ci basta qualche simbolo, come l’Opera House o il Big Ben, per accontentare tutti? Non potremmo ambire a qualcosa di più che sia anche qualcosa di meno spettacolare ma più utile, sensato? Non è possibile eliminare la sofferenza da questo Mondo, è parte di noi come la felicità, ci fa crescere. Però possiamo eliminare il fatalismo, le credenze, possiamo aiutare le persone a reggersi sulle proprie gambe. Nelle ultime settimane ho avuto piacere di conversare con una mia amica sul ruolo del volontariato. Lo scopo ultimo, mi diceva, è quella di far si che non ci sia più bisogno del volontariato. Penso che per la maggiorparte delle persone che lavorano in questo settore sia difficile da ammetterlo: lo scopo ultimo, della vostra attività, e non avere bisogno di voi. Pensando a me in questo campo, mi ha aperto gli occhi: non sono nessuno per pretendere di essere la soluzione definitiva dei problemi altrui. Non è questo lo scopo, non posso trovare il mio scopo in questo. Si può aiutare le persone fino a un certo punto, ma poi devono metterci del loro per risollevarsi. Se una persona sta male, non capiremo mai la sua condizione, e rendersi conto che quella persona è sopravvissuta finora senza di noi ci deve far comprendere, innanzitutto, che non siamo indispensabili per lei. Possiamo – e dobbiamo – fare qualcosa, senza dimenticare però che lo scopo ultimo sarà quello di non avere più bisogno di noi. Prima o poi, è nostro compito metterci da parte. Forse solo così possiamo fare qualcosa di veramente utile.   

Ah, oggi penso alle bistecche a cui hanno messo il bollino come antifurto. Mi sembra tutto senza senso. Non biasimo la scelta del supermercato, anzi. Siamo arrivati veramente al punto di rubare le bistecche per mangiare? Io non ci credo, o almeno non ci voglio credo, o semplicemente spero di no perché intorno a me vedo che c’è ancora molto da tagliare, tutto il superfluo – ma non il cibo. E’ vero, ci sono tante ingiustizie da risolvere, ma prima di farci mancare il cibo – che è vita – non potremmo rinunciare a tante cose che sono veramente inutili – anche se ci dicono che fanno girare l’economia, anche se ci fanno sentire senza motivo integrati nella società, anche se ci aiutano a “percepirci” come gli altri, anche se fanno sentire cool le persone insicure, anche se parzialmente facilitano la vita nel XXI secolo – cercando di riscoprire il piacere di stare con gli altri, senza motivo, perdendo tempo, trascorrendolo nella noia? Io non credo alle spese improduttive pur di spendere. E’ meglio non fare nulla, o continuare a cercare qualcosa che sia veramente utile. Nella nostra epoca, ma forze anche in passato, la forza d’animo di una persona deriva solo da queste rinunce, da quanto è in grado di non possedere, perché solo così facendo è ancora in grado di dimostrare agli altri quanto e come è possibile vivere felici. 

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