Alla ricerca di qual(cosa)

Prendendo spunto dall’ultimo libro, mi è venuta voglia di contare gli oggetti – ogni singolo oggetto – che ho intorno a me. Devo dire che io mi sono annoiato quasi subito. A una certa, dopo che siete arrivati a un centinaio, magari per i più coraggiosi il doppio, vi stancherete. Questo passatempo, che dovrebbe aiutare a farci riflettere, è vecchio come il cucco, quindi non vi consiglio di perderci troppo tempo, non vi aiuterà a cambiare. Tuttavia, proseguendo nella conta, quello che ho fatto piuttosto che numerarli, è stato guardarli più attentamente: e a voi, come vi sembrano?

In questi giorni, dopo l’ennesimo trasloco, sto girando per grandi centri commerciali per con l’obiettivo formale di cercare di superare il mio malessere per lo shopping e più praticamente per fornirmi di quelle due/tre cose che mi renderebbero la vita più semplice, come un tappetino per il cesso o uno scolapiatti per il lavandino. Come da pronostico, questo piccolo tour ha fallito miseramente ma in compenso mi ha dato grande ispirazione. A parte essermi imbattuto su vagonate di gadget natalizi di dubbia utilità, su cui dovrò tornare con un post a parte – come ad esempio una testa mozzata di babbo natale, fornita di pannello solare sopra il cappello e picchetto nell’altra estremità da piantare comodamente in giardino (credo che si illumini a una certa) – mi sono anche accorto di come, delle migliaia di cose che avevo intorno a me, la maggiorparte era di una bellezza o qualità abbastanza infima.

Adesso che guardo meglio per casa, anche senza bisogno di andare in giro, mi rendo di quante cose, di cui ci circondiamo, che sono brutte, fatte male, poco curate nei particolari e nel progetto. Non parlo di quelli oggetti a cui, per un motivo o per l’altro, siamo affezionati a prescindere (a volte) dalla loro bellezza. Ma piuttosto dei piccoli oggetti che compriamo più spesso di quanto si pensi senza rifletterci due volte, tipo gli utensili di cucina o i mobili multiuso di compensato che si sgretolano. Qui diciamo che ci mettono un carico da novanta visto che quasi tutta la produzione arriva dalla Cina e praticamente è solo di serie.

Cominciando ad avere di meno per avere di più (in bellezza) potrebbe essere un buon inizio per cambiare rotta. Detto in maniera più chiara, scegliere meno ma scegliere cose di qualità. Abituare l’occhio come si fa di fronte ad un’opera d’arte. Ho l’impressione che ci siamo pian piano disabituati al bello, alla qualità, alle cose fatte con cura, alla finitura fatta bene anche quando non si vede, a curare un gusto estetico che non sorge spontaneo ed innato nelle persone, ma deve essere alimentato ed accudito poco a poco.

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