Inno alla Vita

(tutto sta chiuso qua dentro)

Ci sono delle canzoni che mi fanno venire voglia di partire. Una voglia matta. Ogni tanto mi domando che ci faccio qui. Come Chatwin. Lui se lo domandava quando si ritrovava in un posto nuovo senza conoscerne le ragioni, nei suoi vagabondaggi. Non devo preoccuparmi troppo per quello che lascio, perché c’è qualcosa dentro di me che non mi lascerà mai. E’ come una piccola gemma che proteggo, che non mostro, che porterò sempre con me e che nessuno potrà mai togliermi. E’ qualcosa di cui sono fatto, che si confonde con la materia e con lo spirito del mio corpo, che non si può né afferrare né possedere. E’ una cosa che è. Di questo ne sono certo e questo mi rende forte. Ci saranno le mie mille maschere a oscurare qualcosa che non posso racchiudere nemmeno in un pugno di una mano tanto è intangibile, e anche se sembro altro, anche se farò altro, sarò sempre e soltanto quella piccola cosa lì, che in un modo che non so nemmeno io conosco e capisco perfettamente, che mi è familiare, che ha un valore per me inestimabile, che non può morire o scomparire, che non si può vendere, che ha un’origine ancestrale e che mi tiene ancorato in un porto sicuro ovunque io sia, con chiunque io sia e qualsiasi cosa io stia facendo. E’ un ricordo. Un ricordo di un passato lontano e prezioso, felice e spensierato. E’ tutto quello che ho, anche quando mi illudo di possedere altro. Anche se fossi ricco di una ricchezza che si può vedere, che si può toccare, che anche gli stolti e gli sprovveduti riescono a riconoscere. E’ uno stato d’essere. E’ più che sufficiente, è eccedente, è traboccante e sempre in ebollizione. E’ voglia di vita. E’ il motore che spinge il mio corpo e la mia mente oltre. Noi umani non siamo fatti per stare fermi. Noi crediamo che siamo fatti per stare fermi ma non è così, ci sbagliamo. Come facciamo a capire, a conoscere, a comprendere, a essere pienamente umani se stiamo fermi in un posto solo, se ci assicuriamo contro i rischi della vita, quando sappiamo benissimo che c’è un rischio, uno soltanto, ma quello più importante, quello fondamentale, quello che da senso a quello che facciamo, al nostro respiro, alle nostre corse, al nostro affanno, ai pianti, al sudore, ai profumi, alla musica e al sangue caldo che ci scorre in corpo, contro cui non possiamo assicurarci: è la vita. E’ inevitabile. Non sappiamo cosa succederà domani. Non ci resta che andare. Partire, scoprire e curiosare, accrescere quel piccolo incommensurabile e straordinario fuoco che ci portiamo dentro. L’unica soluzione è liberarci della cose che incatenano e riducono la nostra vita alla materia e ci rendono piccoli esseri chiusi in se stessi privi di provare empatia per le vite altrui, che in fin dei conti non sono altro che lo specchio della nostra.   

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One thought on “Inno alla Vita

  1. Anonimo ha detto:

    bellissimo post…
    complimenti, sei molto in gamba
    ciao
    giulio

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