Italiani al voto

Guardare l’Italia da lontano fa male. Guarda da lontano l’Italia è come vedere un grande cortocircuito. Parlare con gli italiani da lontano fa male. Aspettano. Aspettano… aspettano cosa?!

C’era qualcuno di giovane, ma non l’abbiamo votato. C’è qualcosa di nuovo nell’aria, ma abbiamo paura del cambiamento. Se non cambiamo ora, cosa potrà succedere di peggio, peggio di così? Ormai anche le tangenti le abbiamo messe in conto, senza batter ciglio. Quando non c’è più un limite tutto ci sembra normale. Forse aspettiamo che tutto venga spazzato via… da qualcun’altro? Questo non potrà mai succedere, dobbiamo sudarcelo il cambiamento, ma deve essere veramente qualcosa che vogliamo, che desideriamo. Ho paura che non riesca più a ricordami dove sono, dove mi trovo, chi sono? Io non vedo l’ora. Le novità mi danno le vertigini, ed è una sensazione che mi piace, da provare per i miscredenti.

L’Australia non è il paradiso in terra. Il paradiso in terra non esiste. Però, possiamo avvicinarci a qualcosa del genere con l’impegno di tutti, se non smettiamo di sognare. E’ un Paese libero, in cui posso decidere di iniziare balletto a trent’anni, incontrando l’entusiasmo di tutti anziché le critiche: “e dove vuoi andare?”. Sta qui la differenza, la diffidenza insita dentro di noi. L’importante è andare, l’importante è fare, non stare alla finestra ad aspettare che qualcosa succeda. Perché è un peccato vedere scorrere questo bellissimo Mondo di fronte a noi, senza esserne partecipi, senza fare nulla per plasmarlo come noi lo vorremmo, senza sentire di possederlo almeno una volta.

Nell’attesa che ci venga concesso qualcosa io dico: dovremmo prendercelo, tirare fuori la volontà, dimostrare la forza e l’incoscienza che solo in gioventù si ha, non comportarci come Caino ma seguire il destino di Edipo. Comunque vada il nostro vecchio mondo, a noi tanto caro, verrà spazzato via non solo con il bimbo e l’acqua sporca, ma con tutta la culla, se non ci sbrighiamo, se non ci muoviamo. Allora tanto meglio che lo facciamo noi stessi, anziché esser travolti da qualcosa passivamente.

Molliamo l’ancora, cerchiamo di capire cosa succede intorno a noi, un po’ più distante dal nostro naso. Ho l’impressione che il Nuovo Mondo plasmerà il Mondo che conosciamo come la Rivoluzione si portò via l’Ancien Régime. Più di duecento anni dopo i germi contagiosi di quelli ideali sono ancora nell’aria, e gli abbiamo già visti due inverni e ancora oggi nei Paesi del Nord Africa e in Medio Oriente. Una volta lanciati in aria, come i semi di una pianta morta, non possiamo più fermali, ne sapere dove metteranno radici.

Lo so che fa male, ma bisogna sentire dolore per ottenere almeno una reazione.

PS: io non potrò votare, insieme a migliaia di italiani all’Estero che penso, sinceramente, siano il futuro e il cambiamento per il nostro Paese. E questa cosa mi fa talmente incazzare che mi vien voglia di tirar su un polverone che nemmeno vi immaginate.

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