Il primo giorno di governo

Cosa potrebbe dire il capo di un governo in Italia, oggi, il primo giorno del suo insediamento?

Io so cosa dovrebbe dire.

“Cari Signori, mi dispiace, ma non sono all’altezza del ruolo che mi è stato assegnato. Non ho ne la bacchetta magica, ne le ricette per poter superare questa crisi, non ho la soluzione ai problemi che vi affliggono. Dipende tutto da voi. Io, insieme alle persone che ho scelto, posso solo creare delle condizioni vantaggiose, ma poi raggiungere quello che volete per essere felici dipende fondamentalmente da voi. Avete capito bene.
Non sentitevi più sudditi di qualcuno, ma cittadini. Il feudalesimo è finito da un pezzo, il mondo è vostro. Io non potrò fare altro che vigilare, essere diretto, umile e onesto nelle scelte. Io non potrò tirarvi su con un cucchiaio quando sarete tristi: non è mio compito; non potrò allungarvi la mano quando cadrete a terra: dovrete rialzarvi da soli.
Alzate la vostra testa, perché non c’è più chi governa e chi deve essere governato, io non posso essere il contadino con le bestie nel pollaio. Siete uomini (o bestie) liberi, fatti della stessa sostanza di cui sono fatto io”.

Se oggi potessi votare, voterei chi ha candidato persone normali, con un’umanità nella media, tendenzialmente oneste, come me o come te, lettore, come il mio vicino di casa, il ragazzo che lavora al supermercato dove vado a fare la spesa, come tutti, quasi tutti i giorni.

Questo mi spaventa, e dovrebbe spaventare anche voi. Se potessi, non cercherei nella media, perché sarebbe bello poter eleggere dei supereroi, con i superpoteri, o almeno persone speciali, che piuttosto che risolvere i nostri problemi quotidiani, di cui dobbiamo giustamente iniziare a farci carico, siano in grado di spingere le nostre anime oltre la routine di tutti i giorni, oltre i nostri limiti, le nostre paure. Io vorrei votare Gandhi o Martin Luter King se potessi, ma per ora non gli vedo.

Per gli stessi motivi, bisogna diffidare dalle persone che si definiscono normali, perché ognuno di noi, nel suo piccolo, vuole sentirsi speciale, ha bisogno di sentirsi diverso, perché non esiste una normalità quando si parla dell’uomo, come invece ci hanno insegnato nei corsi di Statistica, può esserci solo una maggioranza e una minoranza, entrambe senza ragione.

Ma accettato e accertato questo, parlo di persone che oltre a tutto quello che può renderci così diversi, trovano sempre e comunque qualcosa che ci accomuna, che sanno provare empatia nel momento del bisogno, che sanno sognare ancora qualcosa che non sia solo e soltanto soldi, che siano l’eccezione al proverbio che l’occasione fa l’uomo ladro. Queste persone esistono.

Dobbiamo correre questo rischio perché è la nostra unica speranza, senza dimenticare che le persone normali, come il mio vicino di casa che nel ’42 ha deciso di non rivolgermi più la parola perché sono ebreo, possono trasformarsi nei più sanguinari tiranni.

Noi dobbiamo continuare a vigilare su di loro, non stancandoci di cercare persone speciali.

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