Si torna a casa, per un po’.

Alla fine ho ceduto, dopo un anno e mezzo qui in Australia, ho deciso di prendermi un break. Per capire come vanno le cose in Italia. Per toccare con mano quello che succede. Per vedere, per sentire, per non far finta di nascondere quella che è stata tutta la mia vita per più di venticinque anni, per affrontare le ferite ancora aperte.

No, non ho chiuso qui questo capitolo. Ormai Sydney, che non è proprio dietro l’angolo anche se mi sembra solo adesso più vicina, è parte di me, un angolino di casa, un po’ di serenità. Ho resistito a lungo, non ho provato ad ambientarmi, non mi sono lasciato andare, ma alla fine ho lasciato aperto uno spiraglio, e poco a poco un altro modo di vivere ha preso parte di me, mi ha coinvolto. Anche se tornerò tra qualche mese a me sembra di essere arrivato ieri. Forse è questo quello che deve lasciarti un posto quando ti accoglie, non ti fa accorgere il tempo che passa. Ti fa star bene.

Però i giorni se ne sono andati, son volati insieme ai mesi, alle feste e ai compleanni, e più di un anno è già trascorso. Sono spaventato. Ho paura di tornare. Ho paura di rivedere visi amati segnati dall’età che scorre inesorabile, ho paura di quello che potranno vedere loro, o di quello che non potranno più trovare e continueranno a cercare, insistentemente. Ed io, cosa mi sono perso? Ci riconosceremo ancora? Sarà ancora amore?

Nei momenti di lucidità estrema mi accorgo di aver incontrato sempre persone che, alla fin fine, hanno gli stessi problemi, ed anche se si ostinano a non risolvere, a non affrontare, a nasconderli sotto il tappetto come la polvere, a guardarli bene son tutti riconducibili a quella cosa che anche se non nominiamo chiamiamo tutti senso della vita, di cui abbiamo disperatamente bisogno per non sentirci quegli esseri fragili e deboli quali siamo.

Qualche giorno fa una mia amica mi scriveva di aver iniziato ad apprezzare l’incertezza, e mi parlava del viaggio come se non dovesse mai finire, perché ovunque arriveremo non ci stancheremo mai di dire: e adesso, che si fa?

Il mio viaggio non termina qui cara amica, ma riprenderà presto. Non mi stancherò di cercare quel senso, anche se mi ci vorrà una vita intera.

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6 thoughts on “Si torna a casa, per un po’.

  1. Carlo ha detto:

    Ciao Australopiteko!

    Per me che sto in Europa, è bello sapere che tra un po’ tornerai!
    Secondo me sarai molto stupito di come stanno andando le cose nel vecchio continente. Non so ben dirti dell’Italia (anche io latito da quelle parti da un po’ di tempo) ma per esempio in UK non si respira un’aria disperata, anzi, e mi sembra di essere circondato solo da gente molto vitale (molto più di me che nell’inverno boreale sono andato in letargo).
    Spero di incrociare la tua rotta, se non fosse altro che per una sola lunga serata di racconti, magari rimembrando quel pomeriggio a Brescia in cui la cantasti a quel gruppo di vetero-comunisti.
    Buon ritorno .

    Carlo

    • australopiteko ha detto:

      Allora, ci troviamo un gruppo di vetero-comunisti londinesi (a proposito, sai che a Londra c’è la tomba di Karl Marx?!!) e andiamo a suonargliele di santa ragione il 18 giugno, che è l’unica notte che starò a Londra: save the date! =)

  2. gattolibero ha detto:

    Buon ritorno, non so se questo è un buon momento per tornare in Italia, siamo allo sfascio definitivo e le opportunità stanno a zero. Anche se penso che ci sia bisogno di gente come te e di tutte quelle persone che sono emigrate all’estero in questi anni e che potrebbero portare vitalità e idee a questo paese in coma.

    • australopiteko ha detto:

      E’ interessa vedere come i commenti, da chi vive in Italia e da chi risiede all’estero, sono così diversi. Ormai penso che dobbiamo essere (pacificamente) invasi: è l’unico modo per aprirsi al resto del Mondo, alla diversità e vedere le cose sotto una nuova luce. Oppure spediamo tutti all’estero, per un po’ 😉

  3. gattolibero ha detto:

    allora com’è andato il break in Italia? Come hai trovato il nostro Paese?
    Io vorrei cambiare lavoro (sì, vorrei permettermi il lusso di cambiare lavoro migliorando pure) e non so da che parte cominciare.

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