Manifesto per la mia generazione

Lo so, anche se è finta l’epoca delle ideologie, e siamo entrati nel post moderno, io ho ancora bisogno di aggrapparmi a qualcosa che sia riconosciuto come un valore, diviso e separato da ciò che non lo è. Anche se a volte fa male, anche se a volte non fa parte di me, anche se a volte  addirittura è contro la mia natura, senza quel microscopico piccolissimo valore, come se fosse una stella polare pronta ad indicarmi la strada, io non riesco a proseguire, non riesco ad andare avanti. 

Io voglio prenderlo, quel valore, e buttarlo fuori, scatenarlo, non nasconderlo e vergognarmene ma esserne fiero, orgoglioso. Ha bisogno di essere esposto al vento gelido e alle correnti, colpito, stracciato e mortificato, preso a sassate per diventare duro come la roccia, costante come l’acqua, inafferrabile come l’aria. Devo portarlo come una spilla sul petto, renderlo sempre visibile e vulnerabile, attaccabile ma indistruttibile, anteporlo a tutto. Farlo diventare il mio faro nello notte. Trasformarlo in una fonte di energia inesauribile con cui alimentarsi costantemente, con cui alimentare chi mi sta intorno. 

A me non interessa me stesso, ma deve essere oltre me stesso, irraggiungibile in un certo senso. Non è un punto d’arrivo, ma uno stato d’essere. E’ speranza che riesco a instillare nelle persone che incontro, senza stancarmi mai di farlo, giorno dopo giorno, fino a quando non saranno in grado di farlo anche loro negli altri. Anche solo fosse per il ricordo lasciato. E’ contagioso come la più micidiale delle influenze. E’ tenacia nel cambiamento, è fiducia nel mutamento, è l’opposto della rassegnazione e combatte la rinuncia. 

Io ho bisogno di credere che esiste ancora qualcosa che è giusto, qualcosa di immateriale, di intangibile, che possa trasformarsi anche in qualcosa di concreto, da poter distinguere con ciò che è sbagliato. Io voglio separare il bene dal male. Io non riesco a mettere in discussione tutto. Ci sono delle cose, in cui credo, su cui non si discute, a cui non posso rinunciare.  

Io non credo nella reincarnazione, ho solo questa vita da spendermi, e devo sbrigarmi a farlo. Io soffro per l’horror vacui, e voglio impegnarmi per lasciare un segno che rimanga dopo di me, perché è l’unica cosa che mi fa sentire di vivere pienamente.  Io ho bisogno di ripetermelo in continuazione, ho bisogno costante di sbraitarlo ai quattro venti. Ho bisogno di lanciare il messaggio, anche se non arriverà, anche se correrà il rischio di andar disperso, anche se dovrò spendere tutte le mie energie per farlo. Non c’è altro per cui valga la pena vivere. 

Io ho bisogno di prendere ogni singolo individuo che incontro nel mio cammino, mettergli le mani tra le spalle, e scuoterlo violentemente come se fosse l’ultimo albero rimasto sulla terra esposto alla più temibile delle glaciazioni e domandargli: perché?

Adesso datemi una risposta.  

 

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