Punto e a capo

Manca poco alla scandenza, dopo che sono passati quasi due anni. Era il 14 febbraio del 2012 quando sono arrivato a Sydney e allo scadere dei due anni forse dovro’ lasciare il Paese, e sono da punto a capo. Mancano solo cinque settimane e ho deciso di lasciarmi andare alla dolcezza della caduta, non pianificare nulla di preciso se non farsi prendere dalla strizza i primi di febbraio. Ricominciare da capo in Nuova Zelanda, per un altro anno, e poi magari imparare un po’ di giapponese, il minimo indispensabile per lavorare in nero a Tokyo in un ristorante italiano con un visto turistico di tre mesi, e poi spostarsi ancora. Il Mondo in cui mi trovo e’ complicato e io non riesco a trovare una soluzione. Ci sono australiani che si spostano in Europa per prospettive di lavoro migliori, europei che si spostano in Australia perche’ non trovano lavoro, figli di famiglie benestanti che decidono di fare volontariato nei Paesi cosiddetti poveri, poveri che salgono su barche rischiando la vita per raggiungere i Paesi cosiddetti ricchi. Secondo me, il problema e’ piu’ profondo di quello che immaginiamo, e non riguarda solo le possibilita’ di lavoro, la carriera, i soldi: riguarda la natura umana, che non e’ fatta per stabilirsi definitivamente in un luogo preciso. Abbiamo snaturato noi stessi con l’idea che dobbiamo sistemarci, e che questo concetto implichi un posto dove vivere, possibilmente per sempre, e delle persone da frequentare, possibilmente sempre le stesse. Continuo a ricevere messaggi da alcuni amici che, una volta stabilitisi in Italia o all’estero con un posto di lavoro sicuro, con prospettive di carriera, con una casa confortevole dove tornare la sera dopo lavoro, sono turbati dal loro avvenire, o semplicemente insoddisfatti di quello che fanno, e mi domandano come fare per trasfersi, per emigrare, per fare qualcos’altro, come se le mie scelte negli ultimi due anni siano stati semplice, come se fosse stato semplice lasciare il posto da dove sono venuto e lasciare questo posto ancora che e’ diventato, inevitabilmente, un po’ casa mia. Mi scrivono come se avvessi fatto qualcosa di speciale, quando non e’ cosi’. Due anni fa ho agito impulsivamente e forse lo sto per rifare, pensando sinceramente che non sia la cosa giusta, neache per me, ma percependola come l’unica scelta possibile che mi faccia sentire ancora vivo. Penso che sia piu’ difficile restare dove si e’ infelici che inseguire la felicita’ senza trovarla mai, racchiudere tutto in una valigia e dover ripartire ancora senza organizzare una festa di congedo. Questo potrebbe essere la fine e l’inizio di nuovo, oppure soltato il pensiero di qualcosa di diverso che poi non si e’ avverato.  

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2 thoughts on “Punto e a capo

  1. gattolibero ha detto:

    Molto bello questo post. Mi sembra buona l’idea di fare un anno in Nuova Zelanda. Non pensi di poter utilizzare la tua laurea in questi Paesi (Australia o NZ)?

    • australopiteko ha detto:

      Forse la mia laurea è stata veramente, come si dice, il famoso pezzo di carta, per farmi sentire un po’ più borghese. Periodo bellissimo, alcuni amici incontrati interessanti, ma per il resto non ha funzionato, o magari sono io che poi non sono stato capace di “farla funzionare”.

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