Archivio mensile:agosto 2014

Risvegli

Infinity – apri il link prima di continuare a leggere (e alza il volume). 

E poi ci sono dei giorni in cui ti svegli mentro fuori piove. Ti immagini la piazzetta sotto casa tua con le gradinate umide e le persone con l’ombrello che l’attraversano. Ti immagini gli alberi, il rumore delle foglie picchiettate dall’acqua. Yoko Ono, il tuo senza tetto preferito, è ancora lì all’angolo, riparata, ancora devi rivolgergli la parola. Aspetterai un giorno d’estate. Troverai il coraggio di farlo. 

Le attività sono già aperte da un po’. Il supermercato biologico sotto casa, il pescivendolo, il chiosco delle informazioni, la clinica dentistica. Ce ne sono delle altre. Anche i sexy shop della via parallela saranno già aperte. E i pub, i caffè. Vedi tutto scorrere come il sangue nelle vene, senza soluzione di continuità, come la vita, sai soltanto che è una cosa bellissima.
Pensi, tutto sommato, non importa dove sei, qui, in Italia, in Germania, in Giappone, in Spagna, in Sud America, ovunque tu sia non è poi così diverso. Ogni cultura ha i suoi riti, le sue tradizioni, le sue routine quotidiane. Provale un po’, scegline una, quella che preferisci, e vivila. Noi iniziamo la colazione con il latte ed i biscotti, qua mi sono abituato a cucinarmi due uova col bacon. Sembra così diverso, ma se ci pensi non lo è, è solo cibo, è solo tradizione, tutto ruota intorno a quello che possiamo chiamare felicità. Scegli un posto, o magari non lo scegli perché non decidiamo dove nascere, non decidiamo nemmeno dove morire, ma non siamo alberi con radici attaccate alla terra, possiamo scegliere dove vivere. Avrà un prezzo, delle rinunce, dei sacrifici, delle soddisfazioni. Cosa ti rende così felice questa mattina?

Un pioggia fitta fitta continua a scendere. Ti fa sembrare l’appartamento in cui vivi un castello. Sbatte sulle finestre dalle rifiniture bianche, in stile coloniale. Apri gli occhi appena un po’, una luce tenue filtra oltre le nuvole dentro la tua stanza. Senti i soliti due uccelli che si posano sul tuo davanzale, a spulciare nei vasi di rosmarino, salvia, basilico e menta. Sono gli stessi che avevi a Milano. Sorridi. Il letto è ancora caldo. Sei nudo. Come tutte le sere, ti sei spogliato prima di andare a dormire. E’ da un po’ che dormi nudo tutte le sere, durante tutte le stagioni. Passi otto ore della tua giornata condividendo lo stesso letto, corpo a corpo, pelle contro pelle. Ancora una volta, è una sensazione bellissima. 

Ti sembra di conoscere ogni angolo del suo corpo, eppure ogni volta è una nuova scoperta, c’è sempre qualcosa che ti sembra di non aver notato la volta prima. A te non sembra di essere cambiato, eppure se ci pensi condividi lo stesso letto da quasi due anni. Non c’è altro che riesca ad appagarti di più. Ti senti parte del vortice, del sole che sorge ogni giorno e che tramonta ogni sera (e che dai per scontato), delle linee della metropolitana che partiranno anche questa mattina, dei progetti non realizzati, delle vacanze dell’ultimo minuto, dei momenti di tristezza e di quelli di gioia. Tutto ti sembra più equilibrato, più vicino a ciò che intendiamo quando diciamo voglio vivere la vita. Non vedi l’ora che sia di nuovo sera, e speri che il giorno dopo piova ancora. Non riesci a smetterci di pensare: è una sensazione bellissima. 

Yoko Ono

Da due settimane ci siamo trasferiti in un nuovo quartiere. Io devo ancora abituarmi. Di giorno sembra un posto tutto sommato tranquillo, anche un po’ snob con negozi di cibo italiano, ristoranti eleganti e gallerie d’arte. La sera si trasforma nel quartiere a luci rosse. Nulla di elegante o raffinato, ma una strada principale con qualche pub e delle prostitute. E’ anche il luogo di ritrovo principale di (alcuni presumo) giovani di Sydney. Qualche anno fa, due di loro sono stati ammazzati per strada con un pugno in faccia. Questo non vuol dire che sia un posto pericoloso. Per me è solo un fatto di cronaca.
Comunque, sto scrivendo questo post per parlare di Yoko Ono. O almeno così io l’ho battezzata, anche se non credo che sia lei. Noi abitiamo al terzo piano, e la finestra della nostra camera si affaccia su questa piazzetta, costeggiata dalla strada con tutti i pub e le prostitute. Da due settimane, praticamente da quando ci siamo trasferiti, Yoko Ono l’ho sempre vista seduta su un lato della piazza, sempre lo stesso, vicino ad una panetteria tedesca. Di giorno è seduta con la schiena appoggiata alla parete, di notte si accascia su un lato, credo per dormire. Io, pur non avendo degli orari di ufficio, ma essendo libero a volte la mattina, a volte il pomeriggio, altre volte la sera, sono rimasto stupito di vederla sempre là, quasi sempre nella stessa posizione. Non l’ho mai vista parlare con nessuno. Non l’ho mai vista alzarsi che so, per andare in un bagno pubblico o per comprare qualcosa da mangiare, sempre ne avesse la possibilità. È vestita con un cappotto di Burberry, pulito, porta uno scialle a fiori sulla testa, degli occhiali rotondi che nascondono dei tratti somatici asiatici. Ecco, tra tutte le persone che ci sono in questo delirio di quartiere in cui mi sono trasferito, la persona che più mi intriga è Yoko Ono. Un giorno, quando attraverso la piazza, vorrei scambiare due parole con lei, magari invitarla su da me per un tè o un caffè. Non credo che Patrick sia d’accordo con questo. Magari è proprio lei, quella di John Lennon, in incognito a Sydney. Magari uno di questi giorni tiro un sospiro profondo, mi prendo coraggio, e parlo con Yoko Ono. Prima che sia troppo tardi.