Yoko Ono

Da due settimane ci siamo trasferiti in un nuovo quartiere. Io devo ancora abituarmi. Di giorno sembra un posto tutto sommato tranquillo, anche un po’ snob con negozi di cibo italiano, ristoranti eleganti e gallerie d’arte. La sera si trasforma nel quartiere a luci rosse. Nulla di elegante o raffinato, ma una strada principale con qualche pub e delle prostitute. E’ anche il luogo di ritrovo principale di (alcuni presumo) giovani di Sydney. Qualche anno fa, due di loro sono stati ammazzati per strada con un pugno in faccia. Questo non vuol dire che sia un posto pericoloso. Per me è solo un fatto di cronaca.
Comunque, sto scrivendo questo post per parlare di Yoko Ono. O almeno così io l’ho battezzata, anche se non credo che sia lei. Noi abitiamo al terzo piano, e la finestra della nostra camera si affaccia su questa piazzetta, costeggiata dalla strada con tutti i pub e le prostitute. Da due settimane, praticamente da quando ci siamo trasferiti, Yoko Ono l’ho sempre vista seduta su un lato della piazza, sempre lo stesso, vicino ad una panetteria tedesca. Di giorno è seduta con la schiena appoggiata alla parete, di notte si accascia su un lato, credo per dormire. Io, pur non avendo degli orari di ufficio, ma essendo libero a volte la mattina, a volte il pomeriggio, altre volte la sera, sono rimasto stupito di vederla sempre là, quasi sempre nella stessa posizione. Non l’ho mai vista parlare con nessuno. Non l’ho mai vista alzarsi che so, per andare in un bagno pubblico o per comprare qualcosa da mangiare, sempre ne avesse la possibilità. È vestita con un cappotto di Burberry, pulito, porta uno scialle a fiori sulla testa, degli occhiali rotondi che nascondono dei tratti somatici asiatici. Ecco, tra tutte le persone che ci sono in questo delirio di quartiere in cui mi sono trasferito, la persona che più mi intriga è Yoko Ono. Un giorno, quando attraverso la piazza, vorrei scambiare due parole con lei, magari invitarla su da me per un tè o un caffè. Non credo che Patrick sia d’accordo con questo. Magari è proprio lei, quella di John Lennon, in incognito a Sydney. Magari uno di questi giorni tiro un sospiro profondo, mi prendo coraggio, e parlo con Yoko Ono. Prima che sia troppo tardi.

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