Archivio mensile:giugno 2016

Gesù, il barbone!

C’è un caffè a Londra un po’ nascosto tra la stazione di Bank e quella di Cannon Street che mi piace molto. Per quel che ne so, i posti intorno alla City non mi piacciono un granché perché sono tutti in funzione delle persone che lavorano qui attorno, non sono delle destinazioni ma piuttosto dei luoghi dove andare in pausa pranzo oppure dopo lavoro. Sono chiusi nel weekend quando nella City ci sono poche persone ed in sintesi seguono gli orari delle corporations.

Ce n’è uno però che è diverso, è dentro ad una chiesa. Si chiama Host Café, la chiesa è quella di Storia Mary Aldermary e lo consiglio a chiunque fosse nei paraggi. Ognuno può portarsi il cibo che vuole, da casa o da altri negozi take away aperti qua attorno e consumarlo comodamente nelle panche di solito adibite alla preghiera. C’è anche qualche divano e diversi tavoli dove si può prendere il caffè e una zuppa calda, in tranquillità rispetto a ritmi del mondo fuori. L’insegna fuori dice che il caffè qua è… divino.

Ci torno spesso, con Patrick. Oggi mentre ero qua ho assistito ad una scena divertente. Un barbone è entrato quatto quatto nella chiesa – che è un luogo aperto al pubblico, come il caffè al suo interno del resto. Forse la chiesa, per i suoi principi, è – o dovrebbe essere – il luogo per eccellenza aperto al pubblico. Dentro c’erano circa una trentina di “clienti”, tra business men in meeting di lavoro, amici che si incontravo per pranzo o per un caffè, una famiglia con un neonato.

Il barbone era vestito di stracci e un sacco di iuta legato da una corda intorno alla vita, con una barba lunga e grigia, il cappuccio di una felpa sudicia sopra la testa da cui si poteva intravedere solo il naso e la bocca, ma non lo sguardo. Emanava un odore fetido e molto forte, anche a tre quattro metri di distanza.

Una delle ragazze che lavorano qui, appena accortasi della sua presenza, si è subito diretta verso di lui con sorriso ma con fermezza, per mandarlo via. Il barbone non ha apposto resistenza, presumo che sia un “cliente” regolare da queste parti – o almeno ci provi ad esserlo – e se n’è subito andato dalla chiesa-café.

Non è stato un episodio sgradevole di per se, ma un piccolo siparietto comico che ha fatto ridere sotto i baffi un po’ tutti, compreso il barbone, credo. Eppure una volta uscito e tornata la tranquillità – a parte la scia di tanfo che è stata prontamente coperta da uno spray per ambienti dalla ragazza del caffè – mi è venuta in mente una storia dentro uno dei cassetti della mia memoria, che forse ho sentito al catechismo quando ero giovane.

Non posso dire con certezza se è una parabola della Bibbia o semplicemente un racconto religioso, anche perché non riesco a trovare informazioni a riguardo. Ricordo che parlava di una piccolo paese in cui si aspettava l’arrivo del messia. La città era stata ripulita, così come la casa di Dio che era stata abbellita a festa. Il giorno del suo presunto arrivo tutto era pronto, quando ad un tratto un barbone era entrato nella chiesa ma era stato prontamente scacciato perché non poteva star lì ad inquinare l’aria con il suo tanfo. A parte quell’episodio non era successo altro, ed i fedeli erano stati tutto il giorno ad aspettare l’arrivo del Salvatore invano.

Beh, come finisce la storia potete cercarlo da soli. Presumo ci siate arrivati da soli alla conclusione. Ce lo siamo fatto scappare un’altra volta. Qui, oggi, a Londra, il 2 giugno del 2016, nella chiesa di St Mary Aldermary.